HomeCittàGRAN SASSO. SCOPERTI RESTI DI UNA BALENA PRESTORICA

GRAN SASSO. SCOPERTI RESTI DI UNA BALENA PRESTORICA

Una scoperta senSazionale sul Gran Sasso, resti di Basilosaurus Isis, balena preistorica vissuta più o meno 35 milioni di anni fa, rinvenuti tra Pizzo Cefalone e Pizzo Intermesoli sul massiccio del Gran Sasso, più precisamente all’altezza della Sella dei Grilli. I fossili erano stati trovati, del tutto casualmente, a metà settembre da alcuni escursionisti romani che avevano deciso di avventurarsi su per la montagna, Pizzo Intermesoli appunto. Una cima piuttosto impegnativa ma che offre un paesaggio mozzafiato per chi sceglie di seguire il percorso partendo da Campo Imperatore.

Apparentemente quei fossili (da quelle parti se ne trovano alcuni come gasteropodi, bivalvi, scafopodi e rarissime placche di poliplacofori), visto che la catena del Gran Sasso un tempo era un fondale marino, non sembrava avessero un valore storico, anzi preistorico, di una certa rilevanza. Era necessario però un esame al radiocarbonio. Ne sono stati eseguiti ben tre su 18 reperti che la comitiva aveva trovato e messo in uno zaino durante la discesa da Pizzo Intermesoli e consegnati poi all’esperto.

Ebbene, gli esami hanno confermato che si tratterebbe di resti preistorici, di ossa di Basilosaurus Isis, di un cucciolo di quella balena che nel periodo dell’Eocene (ma secondo alcuni anche durante il Miocene) nuotava nei mari, tra 60 e 30 milioni di anni fa. La scoperta è stata fatta dal professor Ludwig Von Hosteop, paleontologo di 74 anni, originario di Ratisbona (Regensburg) docente per quasi 30 anni all’Istituto di Studi Preistorici e Protostorici dell’Università di Friburgo prima di trasferirsi in Italia, a Roma.

E’ amico di uno dei 4 escursionisti che a settembre avevano trovato quei fossili. Poco prima di Natale, il professor Von Hosteop, incuriosito dal racconto dell’amico escursionista, Demetrio Magnabosco, dipendente di banca a Ostia Lido, ha voluto studiare i frammenti. Da un attento esame, l’esperto si è accorto che non si trattava di rocce silicee. Inizialmente sembravano noduli di selce che nelle rocce del Gran Sasso spesso si trovano, tipiche di ambienti di sedimentazione di mare. Per forma e dimensione sembravano dei resti di qualche strana creatura vissuta milioni di anni fa.

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