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Il magico Natale Teramano

Fra sette giorni sarà Natale il settantesimo della mia vita e il sessantacinquesimo che si fisserà nella mia memoria, da sempre ognuno di noi attende questa festa con un entusiasmo e interesse particolare, sia per la ricorrenza stabilita dal calendario per la nascita del Redentore, che per i tradizionali riti famigliari di tutto il periodo natalizio, da quelli religiosi a quelli pagani casalinghi.
A livello religioso dalla messa di mezzanotte del 24 dicembre con l’avvento di Gesù, passando per la messa del giorno di Natale, di Capodanno fino a quella dell’Epifania, intramezzate dal 26 dicembre in poi da una miriadi di presepi viventi sulla Natività, le cui rappresentazioni con il passare del tempo nella nostra regione si sono moltiplicate aggiungendosi a quello di Rivisondoli la cui prima rappresentazione avvenne il 26 dicembre del 1951, che lo caratterizza come il più antico presepe vivente d’Italia.


Nella nostra Provincia il presepe vivente storico è quello di Cerqueto di Fano Adriano, paese situato poco sotto il Gran Sasso dove la prima rappresentazione avvenne il 26 dicembre del 1965, con il coinvolgimento di tutta la popolazione residente.
Nel comune di Teramo da alcuni lustri tra gli ultimi giorni di dicembre e i primi di gennaio, a volte il giorno dell’Epifania, la data non è fissa, presso la frazione di Miano, sempre con il coinvolgimento della popolazione locale, si svolge una rappresentazione di presepe vivente che si sviluppa per tutte le vie del paese, alla quale affluiscono in media circa cinquemila visitatori annui.
I riti pagani tradizionali che si svolgono a Natale sono innanzitutto lauti pasti di tutto il periodo delle festività.
Inizio con la cena della Vigilia del 24 dicembre tutta a base di pesce, rigorosamente fatta con tutta la famiglia riunita in casa, cosa che si ripete il giorno successivo 25 dicembre festa di Natale, con menù di carne con al centro il Tacchino alla Canzanese o in gelatina.
Il 31 dicembre ultimo dell’anno è caratterizzato dal Cenone di Fine Anno, che tradizionalmente lo si consuma sia in casa che a ristorante sotto forma di Veglione di Fine Anno, con stappo del tradizionale spumante allo scoccare della mezzanotte per brindare all’arrivo dell’anno nuovo, a cui seguono pericolosi giochi pirotecnici e ballo fino a tarda notte.
Immancabile nel nutrito menù di fine d’anno sono le lenticchie, lo zampone di maiale o il cotechino al pari delle Scrippelle Mbusse del giorno di Capodanno o dell’Epifania abbinate al Timballo o Pasta alla Chitarra con Pallottine.
Poi c’è il rito dei giochi di società, con inizio dopo cena la sera della Vigilia di Natale, che con delle pause nei giorni feriali durano fino all’arrivo dei Re Magi e nei fine settimana anche oltre.
Il gioco per eccellenza della sera della Vigilia e del giorno di Natale è la Tombola alla quale possono partecipare grandi e piccini senza distinzioni, oppure il Risico e il Monopoli, come ai giochi con le carte; dal mercante in fiera, al sette e mezzo, al piattino, rubamazzo o mazzitte, passa la carta ecc.
Giochi tradizionali con le carte per gli adulti sono la Bestia, Stoppa, il Poker, Ramino, Scala Quaranta, negli ultimi tempi il Burraco.
Con il gioco della Bestia e del Poker nonostante la posta iniziale possa essere bassa il più delle volte sia le vincite che le perdite possono essere consistenti a causa dei raddoppi della puntata in rapporto al piatto vinto per chi va in bestia nel primo, a causa dei rilanci durante il gioco nel secondo.
Tradizione del Natale è che ci si scambi gli auguri con parenti e amici, anticamente lo si faceva scambiandosi dei beni alimentari soprattutto dolci caratteristici del Natale; calcionetti, sfogliatelle, bocconotti, panettone, pandoro, parrozzo, torrone.
Dalla metà anni sessanta con l’avvento del consumismo ad ogni Natale si scatena una corsa agli acquisti ai regali nei negozi e nei mercatini. Ormai è consuetudine che nella prima decade di dicembre si organizzano gite per andare a fare acquisti nei mercatini organizzati nel Trentino o nei paesi del centro e del nord Europa.


Con la istituzione della tredicesima si concretizzò la consuetudine che per Natale si acquistassero i vestiti nuovi invernali per chi ne avesse bisogno in famiglia, dalle scarpe al cappotto, cosa che fino a qualche decennio fa la si faceva rigorosamente prima delle feste.
Con il mutare dei tempi dovute alla crisi dei consumi e con la calendarizzazione dell’inizio dei saldi non più a febbraio inoltrato, ma ai primi di gennaio, la maggior parte delle famiglie e delle persone le spese per i vestiti e accessori vari, da più di un decennio li posdatano a feste natalizie passate.
Con l’avanzata età e la vecchiaia alle porte, il Natale ai miei occhi diventa sempre più un evento scontato e ripetitivo e ad ogni suo nuovo arrivo, ripenso sempre più con nostalgia al Natale dell’infanzia e da ragazzo, quando mamma la sera del 22 dicembre friggeva al fuoco del camino i calcionetti, ed io smanioso in attesa per poterne mangiare i primi cotti ancora caldi, col rischio di beccarmi un bel mal di pancia.
Nostalgia delle grandi stecche di cioccolata che mio fratello Pierino riportava al suo ritorno dalla Svizzera emigrato per lavoro.
Nostalgia del torrone bianco e duro Sperlari e delle paste di Fumo a fine pranzo del giorno di Natale riportate a casa da Teramo dalle mie sorelle Giuseppina e Carmela.
Nostalgia delle scorpacciate di arance e mandarini e a volte anche di banane fino alla Befana, ma soprattutto nostalgia di quando la mattina di Natale, dopo aver fatto il bagno nella bagnarola di stagno, tutto orgoglioso con vestito e scarpe nuove uscivo di casa per andare a messa per sfoggiare quanto alla moda avevo addosso.

Antonio Topitti

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