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OGGI E DOMANI I TERAMANI SCEGLIERANNO IL LORO DESTINO. LA NECESSITA’ DI UN SINDACO MANAGER E L’INCOGNITA DELL’ASTENSIONE 

Urne aperte da stamani negli 80 seggi distribuiti sul territorio comunale per l’elezione del futuro sindaco e dei 32 consiglieri. Si voterà oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15.
Tre i candidati tra i quali i teramani potranno esprimere la loro preferenza: il sindaco uscente Gianguido D’Alberto, sostenuto dal centrosinistra e dal movimento 5stelle, Carlo Antonetti per il centrodestra e Maria Cristina Marroni, di Italia Viva e altre civiche.

E’ bene ricordare che la legge elettorale prevede che per i comuni con una popolazione superiore ai 15mila abitanti c’è la facoltà del voto disgiunto, mantenendo tuttavia nella scelta la parità di genere.

Questa tornata elettorale non ha solo il compito burocratico di rinnovare il consesso cittadino. Nelle urne stavolta si sceglierà la Teramo del futuro e quale sarà il suo ruolo di capoluogo di Provincia per i prossimi cinque anni. Si sceglierà come rinascere da un decadente torpore durato anni e chi avrà il compito di tradurre tutto questo in fatti. 

Teramo ha bisogno di una figura autorevole e risoluta. Che sappia far partire la ricostruzione post-sisma di importanti siti come le scuole ma che sappia anche rappresentare gli interessi del territorio nei settori dove il comune non ha competenze dirette. Tre esempi su tutti. L’università, un’eccellenza sulla quale, tuttavia, il capoluogo non riesce a trarre sufficienti benefici. La sanità, con lo spinoso problema della delocalizzazione del Mazzini. Sarà infatti il prossimo consiglio comunale ad avere in questo l’ultima insindacabile parola, una scelta che influirà sull’economia dell’intera città e infine, il sindaco come ambasciatore della teramanità. Dovrà avere la capacità di attrarre investimenti e stringere per questo contatti e alleanze creando strutture e infrastrutture adatte allo scopo.

Un sindaco con la mentalità del manager, insomma. E la sua scelta spetta a tutti i cittadini in scienza e coscienza nella solitudine della cabina elettorale, nella speranza che l’astensione non vinca le elezioni alterando gli equilibri. Un messaggio pessimo. Inutile lamentarsi dopo.

Enrico Squartini

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1 COMMENT

  1. L,astensionismo è una scelta anch’essa, specialmente in un momento in cui votare significa diventare complici di una guerra. Che voi chiamate pace certo… Ma il contenuto non cambia. Dare armi e munizioni significa allontanamento dalla pace e morti. Anzi, oggi votare è un atto irresponsabile perchè affranca un sistema che si avvia a trasformarsi in una dittatura stile Cina. Ma voi siete bravi cittadini, abituati a voti, nel migliore dei casi, di scambio. Il clientelismo ormai è sistema. Davanti alle sue parole gridano le mamme dei ragazzini che muoiono in Russia, di quelli uccisi dagli eventi avversi. Certo, la pagano per scrivere bugie, come tutti i medici pagati per convincere, senza nulla sapere delle conseguenze, a vaccinarsi. Lei come tanti dovrebbe essere arrestato per apologia della guerra… Non mi pare infatti che vi siano partiti che ne prendono le distanze

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