HomeCon un piede a terraPiazzale San Francesco e  l'insostenibile leggerezza del senso di colpa

Piazzale San Francesco e  l’insostenibile leggerezza del senso di colpa

Mattina presto. L’ alba tarda ad arrivare, la temperatura percepita dall’automobile segna 3 gradi, fa freddo.

Trovo un parcheggio, spengo il motore caldo; voglio entrare nel bar di Piazzale San Francesco per un solito caffè, solo che non entro dall’ingresso principale del bar. Entro passando dalla sala dove si attendono le partenze o gli arrivi degli autobus di linea.

Quasi non mi accorgo di un cumulo di coperte pesanti distese sopra una panchina.

Poi lo sguardo cede e guardo meglio, mi soffermo e resto immobile.

Le coperte formano una sagoma: è chiaro come il sole che questa mattina tarda ad arrivare, che sotto quelle coperte e sopra quella panchina c’è un essere un umano.

Che sia Donna o che sia Uomo non importa.

Come non ha importanza quale sia il colore della pelle, tanto meno la nazionalità che determina la “razza” e l’inizio delle diversità culturali e sociali.

Quello che penso nell’immediato, mentre sono immobile davanti a quella panchina, è : 

” Cazzo c’è un senza tetto che dorme nella stazione autobus di Teramo. Eeeeehhh …. ” 

Niente, il pensiero si rompe non riesce a continuare, anche la mia stasi termina. 

Il tempo trascorso davanti alla panchina che ospita quell’ essere umano pareva sospeso e, nel tempo reale, quell’ immobilità è durata forse un paio di minuti.

Una voce mi stacca da quella sospensione, quasi a non voler credere a quello che avevo davanti agli occhi.

Nella Teramo degli Aperitivi in strada, abbiamo un senza tetto che la notte dorme nella sala attesa autobus di Piazzale San Francesco e purtroppo non credo nemmeno sia l’unico.

Mi avvio verso il bancone del bar, ordino un caffè e riprendo il mio fare ma il pensiero di quell’ essere umano mi accompagna assieme ad un senso di colpa che non so spiegare.

Sono passati alcuni giorni da quella fredda mattina ed io continuo a pensare a quella panchina.

Anche adesso che vi sto scrivendo in verità ci sto pensando.

Penso anche che chi in questo momento è posto a rappresentarci debba fare qualcosa, bisogna fare qualcosa.

Bisogna fare qualcosa.

Almeno i ramoscelli d’ulivo, che verranno benedetti in questa Domenica delle Palme, avranno un senso invece di avere una scadenza breve, troppo breve.

Pensandovi vi saluto.

Francesco Barnabei

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1 COMMENT

  1. Oramai l’egoismo e l’indifferenza sono diventati i valori preponderanti degli “esseri umani “. La convinzione, ovviamente sbagliata, è che di tali problemi e necessità siano altri a doversene occupare. In noi stessi abbiamo trovato dei motivi per sentirci esonerati dal senso civico, dalla morale, ma soprattutto dall’esigenza di manifestazioni di umanità. Abbiamo, forse, delegato qualcuno a nostra insaputa.
    P.s. l’intelligenza artificiale, frutto della nostra creazione, ha fatto passi da gigante mentre le emozioni e i sentimenti che ci contraddistinguono da essa stanno regredendo ad una velocità mai vista prima.

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